Lieberman & Hall: l’emozione della conoscenza
Sto leggendo le bozze della seconda edizione di Lieberman & Hall, Principi di microeconomia (quest’autunno uscirà solo la parte di microeconomia, il volume completo anche della parte di macro sarà pubblicato a inizio 2006). Leggendo i primi capitoli mi è venuto in mente uno slogan che piace molto al mio collega Stefano: “l’emozione della conoscenza”. Questa è la grande forza di L&H: non vogliono solo insegnarti delle tecniche, né tanto meno una serie di “fatti” ti vogliono convincere che un certo punto di vista è illuminante, ci aiuta a capire il mondo in cui viviamo, e potrebbe anche aiutarci a cambiarlo in meglio; e per fare questo non esitano a coinvolgerci, quasi a sfidarci sul piano emotivo. Come quando si chiedono, in un’applicazione alla fine del secondo capitolo: “Stiamo salvando vite in modo efficiente?”, e iniziano a ragionare sul costo in “dollari per anno di vita salvato” di diverse iniziative. Vi ho convinto? No? Beh, allora provate a leggere il Lieberman & Hall…
Gli autori non si sono certo risparmiati! Non c’è capitolo, non c’è paragrafo in cui non siano intervenuti a chiarire, integrare, riformulare.
Insomma: era già un gran bel libro, lo hanno nettamente migliorato.
Cosa significa? Che in qualunque disciplina, specialmente se si tratta di apprenderne i principi di base, l’emozione ha un ruolo importante, forse più della ragione.
Si tratta infatti di seguire processi logici, ma ancor più di dare la propria adesione interiore a un punto di vista sul mondo: se questa adesione è rifiutata, l’apprendimento non avviene, si “mettono dentro” un po’ di nozioni che se ne andranno ben presto senza lasciare traccia.
(Proprio questo mi era successo, da studente, con l’economia: non ero stato convinto emotivamente, l’avevo rifiutata e non l’avevo capita. Non avevo fatto mio quel punto di vista sull’universo.)
Chi di noi non si ribella, emotivamente, visceralmente, di fronte a questa prospettiva? Le vite vanno salvate e basta, senza calcolare i costi, giusto?
Sbagliato. Perché dirottando risorse da tecnologie e pratiche con un altissimo costo per anno di vita salvato ad altre più efficienti si potrebbero salvare molte più vite a parità di risorse impiegate, ossia senza sacrificare nessuno degli altri obiettivi che la collettività ritiene buoni e desiderabili.
Fri 17 Jun 2005 by
alberto
Categoria:
Libri e dintorni |
Tag: economia, università
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