Podcasting? Sì, grazie
Articoli che annunciano le potenzialità e la presumibile diffusione di questa tecnologia si rincorrono da mesi non solo sulle riviste di settore, ma anche sulle maggiori testate nazionali (tra i più recenti, sul Corriere online: Con iTunes la radio corre sul Web; sul sito di Repubblica: Nasce sul Web, viaggia nell’iPod. Podcasting, la rivoluzione della radio). Anche noi abbiamo fatto la nostra parte con qualche contributo mirato sulla webzine di Apogeonline (è di oggi l’articolo di Venturini La BBC esplora il podcasting). Le notizie più aggiornate non fanno che dissipare i dubbi circa la strada che il podcasting prenderà nei prossimi mesi. Recentemente sono stati resi disponibili, con enorme successo di pubblico, più di 3000 podcast gratuiti per iTunes; le grandi agenzie d’informazione, anche italiane (tra le prime, Repubblica), hanno già provveduto a implementare servizi di podcasting per i visitatori dei loro siti. Insomma, grande fermento attorno a quella che verrebbe fin troppo facile definire “l’ultima diavoleria informatica”, se non fosse che di diabolico ha solo la genialità. Il podcasting è un’opportunità per tutti, non solo di fruire in modi nuovi di informazione (un podcast, una volta sottoscritto, viene aggiornato con download automatico di nuovi episodi/trasmissioni, che potranno essere liberamente ascoltati in qualsiasi momento della giornata), ma anche di offrirla, l’informazione, o, più semplicemente, di far sentire, in senso letterale e metaforico, la propria voce secondo modalità e con una risonanza prima insperata. Ognuno di noi, dotato di microfono collegato al computer e poco altro, può senza troppa fatica dar vita alla propria emittente radiofonica. Forse mi sbaglio, perchè il digital divide impera ancora, e, forse, corro sulle ali di ideali un po’ fuori moda e intrisi anche di un certo fastidioso buonismo, ma mi piace pensare che il podcasting possa avere ripercussioni sociali, oltre che economiche e di business, davvero imprevedibili: ripenso alle voci dell’Africa che ho avuto la fortuna di ascoltare nelle mie peregrinazioni attraverso alcuni paesi di quel continente, e non posso fare a meno di considerare che per loro, figlie di una cultura essenzialmente orale e di uomini e donne che ignorano la scrittura, ma non la saggezza del vivere, il podcasting potrebbe rappresentare davvero un momento di svolta. Che sarebbe nel mondo se il progetto di un capo villaggio per la sua gente fosse veicolato dalla sua stessa voce, dalla sua stessa pacata determinazione, e non mediato da professionisti dell’informazione, della politica o della cooperazione? Che sarebbe, se il podcasting diventasse strumento reale di sviluppo “sostenibile, partecipativo e decentralizzato”, come da qualche tempo si predica debba essere qualsiasi progetto di sviluppo tra coloro che di sviluppo dei paesi poveri si occupano per mestiere? Nel frattempo, mentre aspetto che i tempi maturino, smettendola di perdermi sulla scia della mia stessa immaginazione, credo sia bene tornare con i piedi per terra e sia arrivato il momento di dedicare al podcasting un libro….Che ne dite?
Tue 26 Jul 2005 by
francesca
Categoria:
Rumori dalla Rete |
Tag: podcasting
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