Le Pratiche filosofiche

Discussioni e novità su Pratiche filosofiche, la collana diretta da Umberto Galimberti.

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Il difficile mestiere del blogger aziendale

Con questo titolo semi-serio, introduco un tema a me caro: l’utilizzo del blog in ambito aziendale.

L’input mi viene da un articolo apparso qualche giorno fa su Apogeonline: Blog aziendale ancora al palo. E in effetti così è, soprattutto in Italia o comunque in tutto quello che non è Nord-America, per non dire USA.

E si potrebbe chiudere qui, se non fosse che l’articolo di cui sopra porta allo studio svolto da Lewis PR, agenzia internazionale di relazioni pubbliche, studio pubblicato a marzo 2007 col titolo Business value of blogging. Troppo intrigante per non scaricarmelo subito (30 pagine in formato PDF).

A monte l’idea di introdurre, con coscienza, l’idea del blog nelle aziende, o meglio di far prendere coscienza alle aziende del ruolo (positivo o negativo) che un blog può giocare. Sì, perché non si tratta di un elogio al blog aziendale in assoluto: ci sono pro e contro, condizioni che giocano a favore e sfavore, costi da soppesare, vantaggi raggiungibili anche per altre strade.

Ecco quindi alcuni appunti sparsi, quello che mi ha colpito, il resto lo trovate tra le pagine del PDF :-)

  • Tra i limiti della diffusione dei blog nelle aziende, in Europa, spiccano l’incertezza riguardo i benefici e una tradizione che porta a essere più che prudenti nell’adozione di nuove tecnologie.
  • Del resto l’investimento in un blog non deve essere sottovalutato. Ci vogliono sodi, tempo e conoscenze che vanno attinte dalle risorse dell’azienda.
  • In virtù della sua natura il blog permette di stimolare conversazioni uno-a-molti che possono ripercuotersi su diverse aree dell’azienda (marketing, vendite, PR, risorse umane, costumer care) e questo giustifica appunto il coinvolgimento attivo nel blog delle risorse aziendali.
  • Esistono del resto diversi modi di intendere un blog aziendale: CEO blog, company blog, expert blog, topic blog, guru blog, industry blog.
  • Quello che sembrerebbe potersi adattare con maggiore elasticità a una fascia più ampia di aziende è il company blog: gestito da più dipendenti con professionalità differenti, che godono di buona libertà di espressione e che possono postare dei temi più disparati (dalla cena aziendale a un nuovo prodotto). Si tratta di un blog che permette all’utente di saggiare la cultura aziendale.
  • Tra i vantaggi del blog spiccano: l’incremento del morale dei dipendenti che si sentono investiti della fiducia dell’azienda che a sua volta dimostra di non aver nulla da nascondere; la possibilità di discutere idee e progetti con i clienti, fidelizzandoli in una comunità, traendo così vantaggi dal punto di vista del marketing; lo stesso materiale distribuito tramite il blog (contenuti dei post in primis) può del resto mettere in moto delle sinergie che attraverso le modalità di condivisione dell’informazione proprie della blogsfera, potrebbero tradursi in uno strumento di marketing utile per incrementare le vendite e allargare la rete di contatti.
  • Per smorzare facili entusiasmi va detto che, come ogni blogger sa bene, la difficoltà non è tanto scrivere su un blog, quanto far sì che la gente legga, e questo è ancora più vero per i blog aziendali. Ecco quindi la necessità di investire non poche competenze, tempo e conoscenza. Per cui meglio lasciar perdere se non si è sicuri di avere dipendenti capaci di adattarsi allo strumento blog e soprattutto in grado di trovare il tempo necessario per farlo.
  • Già ma quanto tempo? Una stima dice almeno 10 ore la settimana (più di una giornata di lavoro), per produrre almeno 2 o 3 post interessanti, di buona qualità e contenuti.
  • Prima di avventurarsi in questa avventura è quindi meglio domandarsi se non esistano altre strade per ottenere i medesimi benefici. L’organizzazione di un evento mondano può per esempio servire per allargare la rete di contatti. Le vendite possono essere aumentate organizzando delle dimostrazioni, distribuendo via posta del materiale promozionale o contattando direttamente potenziali clienti. L’immagine dell’azienda può essere migliorata coinvolgendola in attività sociali. E così via. Ovviamente anche tutto ciò ha un costo.
  • Concludendo sono 5 le chiavi del successo di un blog aziendale: cultura, trasparenza, tempo, dialogo e capacità comunicative sopra la media. Tra queste le prime due assumono un ruolo prioritario nella decisione di aprire un blog per una azienda, in particolare la trasparenza che implica una volontà di aprirsi al pubblico non sempre accettabile.
  • E non va infine dimenticato, per concludere con un buon motivo per lasciar perdere, che i blog sono per natura di difficile controllo e ciò significa che possono avere un impatto inaspettato sulla percezione del brand!

Wed 11 Apr 2007 by fabiob
Categoria: Rumori dalla Rete |
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Commenti

Regolo - 12/04/07 - 4:06 pm

Il tema dei blog aziendali ha un notevole fascino… Ma personalmente non credo che si possa parlare di “blog aziendali al palo”, o almeno non totalmente. Indubbiamente il fenomeno sta riscontrando alcune difficoltà nell’emergere… probabilmente a causa di uno degli elementi che citate come caratteristiche fondamentali per la loro realizzazione: la trasparenza. L’adattare le dinamiche aziendali ad un mondo (la blogosfera) basato su logiche interpersonali fiduciarie (credo che i blogger siano attratti dalle pagine di “persone” non di “aziende”; non per nulla voi giustamente scrivete: “un blog fatto da persone che fanno libri”) non è cosa facile e spesso sicuramente non indolore. Ho affrontato largamente l’argomento nella mia tesi di laurea, con specifico riferimento anche ad un Case-Study ad hoc (se vi interessa scaricabile qui)
e credo di poter affermare che ancor prima di parlare di problemi relativi all’aprire un blog aziendale bisogna parlare di possibili controindicazioni per tutte le aziende che decideranno di NON aprirne uno… La blogosfera parla, si confronta e giudica. Il non essere in ascolto e pronti a controbattere può essere davvero lesivo per l’immagine, a scapito di
milioni spesi in campagne pubblicitarie.
Senza dubbio, un argomento che ha ancora espresso solo minimamente il proprio potenziale.
A chi interessa, segnalo il libro Naked Conversations, bibbia del corporate blog a cura del fanatico blogger Robert Scoble (il tutto, purtroppo… in inglese:).

Regolo - 12/04/07 - 4:11 pm

(mi scuso per il commento così lungo, mi sono accorto in un secondo momento di essermi fatto prendere la mano… diciamo che l’argomento mi affascina :)

fabiob - 12/04/07 - 4:15 pm

si vede :-). In ogni caso no problem, nei blog tutto è conversazione e tutto è feed ;-), diversamente nn sarebbe blog…

Gaia - 19/04/07 - 11:54 am

sarebbe interessante, ancorché strumentale ai fini della mia attuale ricerca, conoscere se, oltre a feltrinelli che ospita tanti blogger-scrittori di scuderia, altre case editrici si sono lanciate con topic blog fatti da intellettuali, liberi pensatori, penne…ne conoscete?

 

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