Dopo Vista non si scriverà più di sicurezza con XP?
L’arrivo di Vista ha segnato necessariamente buona parte del piano editoriale degli editori che normalmente pubblicano di informatica. Gli spazi e il mercato sono limitati e quando le scelte diventano in parte obbligate, come nel caso di Vista che nel bene e nel male è destinato a segnare per diversi anni l’uso del computer di molti utenti, beh, alcuni argomenti passano necessariamente in secondo piano.
A pagarne le conseguenze gli spazi dedicati ad altre tecnologie, e non mi riferisco solo a quello che ruota intorno a Linux e Apple, ma anche allo stesso XP.
Certo, si può obiettare che ormai su XP è stato scritto e pubblicato tutto quello che serve… ma è proprio così vero? In fin dei conti XP è ancora il sistema operativo di moltissimi utenti, perché la migrazione su Vista non è certo immediata per tutti, senza dimenticare che parlando di sicurezza non si può mai mettere la parola “fine”…
Ecco perché quando a gennaio, grazie a Raoul Chiesa (allora impegnato sul suo Profilo Hacker), siamo venuti a conoscenza del progetto di Mario Pascucci e No Bug, di un testo aggiornato e mirato ai problemi di sicurezza su Windows XP, siamo stati più che felici di avere la disponibilità dell’autore a rilasciarlo gratuitamente come ebook. Siamo certi che molti lettori apprezzeranno.
Windows XP in sicurezza (tra pochi giorni online) non vorrebbe però essere un capitolo a sé stante. La fascinazione, che come sempre in questi casi ci si augura diventi realtà, è quella di aprire un discorso, magari arrivando a una nuova versione dell’ebook… magari arrivando a Vista… magari semplicemente facendo circolare idee, la vera linfa della Rete…
Se quindi avete commenti e feedback potete fissarli qui, oppure date un’occhiata al blog di Mario, senza dubbio ne vale la pena.
Immagini nei testi? Sì, ma con cautela
Pensieri a caldo dopo un corso di aggiornamento sul diritto d’autore delle immagini
Che fatica il mestiere di chi si occupa della ricerca iconografica presso una casa editrice…Lo ho verificato partecipando a un interessante corso organizzato dall’AIE.
Una volta trovate le immagini adatte, compito di per sé non dei più semplici, inizia il vero tour de force per capire se vi sono e a chi appartengono i diritti. A questo punto vanno considerati infiniti aspetti. La nostra immagine, nel caso si tratti di una fotografia, può essere considerata una “semplice fotografia” – documenta la realtà – o un’“opera fotografica” – frutto della creatività ed espressione della personalità dell’autore? La distinzione a volte è sottile.
Ritrae persone note? Può valere il diritto di cronaca. Sconosciuti? Attenzione alla privacy e alla involontaria comunicazione di “dati sensibili”. Bambini? Massima cautela e attenzione alle liberatorie. Opere d’arte? Se si tratta di opere dell’arte figurativa, l’autore è defunto da più di settanta anni? Se l’opera non è di pubblico dominio entra in gioco la SIAE. Come ci si comporta con “opere derivate”?
E l’architettura? Se si ha una foto della tour Eiffel così com’è, si compensa il fotografo e si dovrebbe essere a posto. Ma se la foto ritrae anche i fuochi d’artificio creati per una sera di celebrazioni, bisogna contattare gli autori dello spettacolo pirotecnico.
Una caso: un tribunale francese ha stabilito che i titolari dei diritti per un “giardino alla francese” sono gli architetti che lo hanno realizzato. Se volessimo pubblicarne un’immagine si dovrebbe prima chiedere il permesso, ed eventualmente pagare, il proprietario del giardino (definito proprietario del supporto) e poi rivolgersi agli architetti per la cessione dei diritti d’autore.
Non parlo di opere cinematografiche e di immagini in movimento, di bozzetti, di progetti, di diritti dello Stato e degli enti pubblici, di diritti di proprietà industriale (marchi e loghi) e di proprietà privata, di diritti morali ecc. ecc.
Esiste una utilizzazione libera che non costringa a estenuanti ricerche per stabilire proprietà e diritti? Sì, se si rimane nel campo della citazione, che permette di pubblicare parti di opere, per scopi di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica. Certo, non è stato stabilito cosa si intende per parte.
Insomma, chi si occupa di ricerca iconografica deve conoscere bene la giurisprudenza sull’argomento (oltre alla legge 633 del 1941, decreti e sentenze dei tribunali italiani e della Cassazione regolano la disciplina) e deve mettere in conto una carriera da detective per l’analisi delle immagini e la ricerca dei soggetti che detengono i diversi diritti.
Pubblicare immagini senza consenso e poi abbinarle una frase del tipo: “L’editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non gli è stato possibile comunicare, per eventuali involontarie omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti e/o delle foto”, purtroppo non risolve magicamente la questione, e significa “Non fatemi causa, mettiamoci d’accordo”.
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