Immagini nei testi? Sì, ma con cautela
Pensieri a caldo dopo un corso di aggiornamento sul diritto d’autore delle immagini
Che fatica il mestiere di chi si occupa della ricerca iconografica presso una casa editrice…Lo ho verificato partecipando a un interessante corso organizzato dall’AIE.
Una volta trovate le immagini adatte, compito di per sé non dei più semplici, inizia il vero tour de force per capire se vi sono e a chi appartengono i diritti. A questo punto vanno considerati infiniti aspetti. La nostra immagine, nel caso si tratti di una fotografia, può essere considerata una “semplice fotografia” – documenta la realtà – o un’“opera fotografica” – frutto della creatività ed espressione della personalità dell’autore? La distinzione a volte è sottile.
Ritrae persone note? Può valere il diritto di cronaca. Sconosciuti? Attenzione alla privacy e alla involontaria comunicazione di “dati sensibili”. Bambini? Massima cautela e attenzione alle liberatorie. Opere d’arte? Se si tratta di opere dell’arte figurativa, l’autore è defunto da più di settanta anni? Se l’opera non è di pubblico dominio entra in gioco la SIAE. Come ci si comporta con “opere derivate”?
E l’architettura? Se si ha una foto della tour Eiffel così com’è, si compensa il fotografo e si dovrebbe essere a posto. Ma se la foto ritrae anche i fuochi d’artificio creati per una sera di celebrazioni, bisogna contattare gli autori dello spettacolo pirotecnico.
Una caso: un tribunale francese ha stabilito che i titolari dei diritti per un “giardino alla francese” sono gli architetti che lo hanno realizzato. Se volessimo pubblicarne un’immagine si dovrebbe prima chiedere il permesso, ed eventualmente pagare, il proprietario del giardino (definito proprietario del supporto) e poi rivolgersi agli architetti per la cessione dei diritti d’autore.
Non parlo di opere cinematografiche e di immagini in movimento, di bozzetti, di progetti, di diritti dello Stato e degli enti pubblici, di diritti di proprietà industriale (marchi e loghi) e di proprietà privata, di diritti morali ecc. ecc.
Esiste una utilizzazione libera che non costringa a estenuanti ricerche per stabilire proprietà e diritti? Sì, se si rimane nel campo della citazione, che permette di pubblicare parti di opere, per scopi di critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica. Certo, non è stato stabilito cosa si intende per parte.
Insomma, chi si occupa di ricerca iconografica deve conoscere bene la giurisprudenza sull’argomento (oltre alla legge 633 del 1941, decreti e sentenze dei tribunali italiani e della Cassazione regolano la disciplina) e deve mettere in conto una carriera da detective per l’analisi delle immagini e la ricerca dei soggetti che detengono i diversi diritti.
Pubblicare immagini senza consenso e poi abbinarle una frase del tipo: “L’editore è a disposizione degli aventi diritto con i quali non gli è stato possibile comunicare, per eventuali involontarie omissioni o inesattezze nella citazione delle fonti e/o delle foto”, purtroppo non risolve magicamente la questione, e significa “Non fatemi causa, mettiamoci d’accordo”.
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