Le Pratiche filosofiche

Discussioni e novità su Pratiche filosofiche, la collana diretta da Umberto Galimberti.

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BlogBabel e i libri

Con un po’ di ritardo, eccomi a segnalare l’interessante implementazione che BlogBabel ha dedicato ai libri.

Si tratta di un aggregatore di post dove si parla, si cita, si recensiscono libri.

Per far sì che un post venga inserito negli indici di BlogBabel, sono necessari due requisiti:

Al resto pensa lo spider realizzato dalla crew di BlogBabel.

Che dire, gran bel lavoro, e lo sarà ancora di più quando la vista si allargherà dalle segnalazioni della settimana a quella del mese e all’intero database.

Intanto sarebbe bello avere un feed :-)

Sun 24 Jun 2007 by fabiob
Categoria: Libri e dintorni, Rumori dalla Rete | Nessun commento
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TOC, cala il sipario

La TOC è finita da poco. Tim O’Reilly ha congedato i partecipanti rinnovando l’invito per il 2008.

Sono stati due giorni intesi.
Alla domanda “quale la strada da seguire per essere editori oggi, editori in Rete?”, la risposta che è rimbalzata tra le varie sale della conferenza è stata univoca: la codifica dei contenuti in una grammatica XML.
Una direzione che non può stupire chi sul Web e di Web ci vive, da tempo, ma che senza dubbio dovrà far riflettere molti editori e publisher, di siti, riviste, libri…

Torno a casa col sorriso sulle labbra. In Apogeo siamo sulla buona strada da tempo, la mentalità è quella giusta. Ora si tratta di ingranare una marcia più alta, finalizzare quanto tratteggiato nell’ultimo anno, passare con decisione dalla potenza all’atto, sperimentare nuove vie per fare meglio il nostro lavoro: to publish, pubblicare…

Thu 21 Jun 2007 by fabiob
Categoria: Libri e dintorni, Voci dalla redazione | Nessun commento
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La distribuzione nell’era dell’editoria digitale

Quando il contenuto passa da solido a elettronico, da carta a PDF, file MP3, pagine HTML. Quando la distribuzione passa da un oggetto concreto a un file, che cosa è necessario? Servono nuovi standard? E se sì quali?

A rispondere Michael Healy, Executive Director di Book Industry Study Group che, come si legge nella homepage, ha una mission ben definita: working to create a more informed, empowered, and efficient book industry supply chain.
Nel modello di distribuzione della stampa cartacea, l’ISBN come identificativo del libro ha dimostrato col tempo di essere più che efficiente. Tuttavia diffusione della Rete ha impattato in modo importante sull’attuale sistema di distribuzione. Da una parte appare oggi sempre più evidente come il modello di distribuzione attuale abbia in effetti costi troppo alti, dall’altra nel momento in cui il libro smette di essere carta, ma assume lo stato di contenuto codificato in digitale, l’ISBN da solo non basta più, mentre la stessa catena di distribuzione e rifornimento del prodotto perde di valore.

Il digitale non sta sullo stesso piano dell’analogico. In digitale i meccanismi cambiano. Servono nuovi standard, sviluppati tenendo presente che a editori e distributori, si affiancano oggi, nella catena di distribuzione, i motori di ricerca. I nuovi standard, (il nuovo…), deve quindi essere frutto di una riflessione che coinvolge questi tre attori.

Il riferimento a ONIX come base di partenza è evidente, ma non vincolante. La discussione è aperta come spiega Healy e non è detto, penso io suggestionato dal riferimento a ONIX e al prossimo talk in cui si parlerà del DOI, che proprio il DOI non ricopra in queste dinamiche un ruolo crescente, tale da giustificarne una diffusione più importante rispetto al recente passato.

Due ore dopo però, di fronte alla presentazione del DOI, rimango perplesso. Ritrovo questa tecnologia come l’avevo lasciata, come molte promesse, molte suggestioni, ma anche molte perplessità, cosa che sembra accomunare molti dei presenti, a giudicare dalle numerose domande.

Sento della possibilità di ovviare ai problemi dei “link rotti”, della persistenza del DOI, della possibilità di marcare un contenuto in maniera granulare e di descrivere dei riferimenti interni tra contenuti, tra opere, intese come contenuto intellettuale, e non tanto manifestazioni della stessa (cioè edizioni: hard cover, pocket, magazine, ebook ecc.).

C’è un sacco di potenzialità nel DOI, ma anche un gran lavoro per un editore che deve codificare il suo catalogo, estraendone i metadati, passando per una struttura XML, oppure utilizzare pazientemente le interfacce di input messe a disposizione dalle agenzie preposte all’assegnazione dei codici DOI. Chi si occuperà di questa fase negli editori piccoli, dove certe skill tecniche mancano? Quali i costi in un investimento che, a me sembra, abbia come primo vantaggio quello di permettere la costruzione di un meta-catalogo? Certo avere i propri libri organizzati e descritti in una struttura flessibile e condivisibile non è cosa da poco, in termini di comunicazione è un valore aggiunto. Ma dovendo investire e avendo un budget di risorse, umane e economiche, limitato, non è più auspicabile puntare sulla codifica dei contenuti, piuttosto che sui loro metadati?

In un mondo ideale le due cose dovrebbero andare in parallelo…

Thu 21 Jun 2007 by fabiob
Categoria: Libri e dintorni, Voci dalla redazione | Nessun commento
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Gli editori 2.0 parlano XML

Next generation Web Publishing, con questo talk si apre la mia seconda giornata del TOC. Mentre mi siedo mi rendo conto che il titolo richiama, almeno a me, un episodio di Star Trek.
In ogni caso la domanda è: come sarà (deve essere) la prossima generazione di editori presenti in Rete? A dare un risposta è Jason Hunter, responsabile dello sviluppo in Mark Logic.

Si parte con una prima considerazione: il Web 2.0 tende all’aumento della misura, size, dei contenuti, su cui si innesta la crescita delle aspettative degli utenti, sempre più bramosi e attenti a contenuti di veloce e facile reperibilità. Gli utenti devono essere a un passo dalle risposte, non due!

A questa sollecitazione, anche la risposta di Hunter sta in tre lettere: XML, lo standard flessibile, testuale ma allo stesso tempo ordinato e gerarchico. Preciso e leggero, verrebbe da aggiungere.

Quindi si va sul pratico, in fin dei conti siamo tutti qui per capire come fare meglio il nostro lavoro, come guadagnare di più. Guadagnare di più, certo: Hunter non si dimostra cinico, ma solo pratico. “Ci sono due modi per fare più soldi” - afferma ribadendolo in una slide - “fare più contenuti, fare di più con i contenuti che già avete”.
SafariU docet, atomizzare il contenuto, rimischiarlo, permettere all’utente di ricercarlo, assemblarlo con un semplice drag and drop, tutto questo passa per XML. Per una buona struttura XML, per una buona applicazione XML. X-M-L.

Ma anche portare, o meglio importare e relazionare un contenuto nel giusto contesto, passa attraverso una struttura XML, passa attraverso una buona progettazione e un buon utilizzo della grammatica del linguaggio. Passa attraverso una marcatura, più precisa possibile dei testi, in modo che poi l’algoritmo preposto alla ricerca possa individuare senza ambiguità il punto desiderato, un termine, una stringa e da lì svolgere l’operazione scelta dall’utente, per esempio estrarre e mostrare tutti i paragrafi coinvolti.

Quindi XML per una migliore ricerca, una migliore navigazione tra i contenuti, ma anche per garantire un migliore accesso dei contenuti su altri media, offline, su carta, per gestire output differenti, per fare di più, più cose con la stessa informazione. Così gli utenti potranno godere di accessi al contenuto personalizzati, potranno maneggiarlo, partecipare alla sua gestione avvicinandolo alle proprie esigenze. Perché XML permette di arricchire il dato, dopo averlo “granularizzato”, la sua struttura permette di aggiungere parti a parti, relazionarle.

Lo scenario che si prospetta non è da poco, in termini di impegno e di problemi da superare, a partire - aggiungo io - dalla definizione degli strumenti formali (cioè delle norme contrattuali) per operare come detto.

“Le persone hanno sogni” - conclude Hunter - “ma non sempre la sicurezza di come avverarli. Nel nostro business oggi più che mai dobbiamo essere agili e veloci. Ricordate il Red Queen Paradox: devi correre più veloce che puoi per stare fermo!”: un avvertimento che vuole essere da stimolo…

Wed 20 Jun 2007 by fabiob
Categoria: Libri e dintorni, Voci dalla redazione | Nessun commento
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TOC blog

In questa prima giornata frenetica mi sono dimenticato di postare il blog della conferenza, eccolo: http://oreillynet.com/conferences/blog/toc.
Vale la pena farci una visita, ci sono aggiornamenti, news e foto, che sembra vadano online in tempo reale, almeno quelle di Tim O’Reilly :-) , che a proposito in questo momento, finito il suo ultimo talk, si è fermato a parlare con dei ragazzi seduti con i loro Mac sul pavimento del Ballroom level, area dell’hotel dove si tiene la conferenza.

Wed 20 Jun 2007 by fabiob
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Tu vendi, io compro se…

Da una slide di Jeff Patterson, chiamato in causa per parlare di Safari Books, catturo e riporto come in O’Reilly interpretano la vendita dei contenuti online a un pubblico di professionisti.

Sembra che la libera informazione disponibile in Rete sia ancora quella preferita da parte dei professionisti. In questo i motori di ricerca sono lo strumento principe per accedere al contenuto cercato.
C’è però una tendenza crescente a pagare per informazioni ma a 3 condizioni:

  • i contenuti devono essere affidabili e di qualità
  • i contenuti devono essere, acquistati, velocemente e facilmente consultabili e sfruttabili
  • i contenuti devono essere difficilmente reperibili tramite altri canali

Che dire, non fa la classica piega.

Wed 20 Jun 2007 by fabiob
Categoria: Rumori dalla Rete | Nessun commento
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To publish, l’aspetto più affascinante del nostro lavoro

“Aiutare gli autori a trovare il loro pubblico”, dalla mission principale degli editori, to publish, pubblicare, oggi discende questa massima.
Ad affermarlo con energia è Brian Napack presidente di Holtzbrinck Publisher, dalla Regency II, aprendo gli incontri pomeridiani alla TOC.
Il pomeriggio comincia così, con uno speech che mi aspettavo illustrasse come sono fatti i “siti degli editori che funzionano”. Invece si va oltre.
Il tema dichiarato è:

  • Publisher web site: new options and approaches

Si parte con una carrellata di siti che offrono funzionalità e soluzioni che si sono rivelate vincenti. Capitoli in anteprima, commenti dei lettori aperti, carrelli di e-commerce di facile utilizzo… tutto quello che incentiva la comunicazione, la conversazione su un topic inerente al libro, che avvicina il lettore al libro, va valutato, ponderato e implementato. Tra quanto passa nella presentazione voglio segnalare una curiosa soluzione, che non avevo mai visto e che non avevo mai neppure immaginato o considerato, sebbene sia di facile realizzazione tecnica: vuoi questo libro nel tuo sito? Copiati e incollati il codice qui sotto. Banale, funzionale, noto. Lo usano tutti i più grandi. Google e YouTube hanno avuto dei grossi benefici in termini di marketing, quindi perché non un editore? Studiato bene potrebbe funzionare…

Ma non è questo il fuoco del talk, bensì quale oggi il lavoro dell’editore e dove sta la tecnologia, le Rete, il Web, in questo. Andiamo con ordine.
Stimolare la creatività, trovare un pubblico, incentivare la competizione e l’innovazione, e quindi gestire e rendere raggiungibili, “consumabili”, buoni contenuti. Questo deve fare un buon editore.
E in questo un sito web che ruolo ha nel 2007? Molto meno di quello che a questo punto ci si potrebbe immaginare. I siti devono essere l’infrastruttura dell’editore in Rete, ma non devono mai essere visti o intuiti come prioritari rispetto al contenuto, unico vero oggetto del verbo publish.
Centrale è l’esperienza che l’utente deve avere con il contenuto. Tutto deve essere finalizzato a questo. Ma non bisogna eccedere in senso opposto. La tecnologia è fondamentale, la Rete è fondamentale, si deve andare ben oltre il portare sul Web le schede dei libri.
Powerful digital infrastructure, a questo deve tendere un editore, di questo dovrebbe dotarsi: solo con un’unica struttura a più livelli sarà possibile gestire al meglio il lavoro e concentrarsi sul contenuto.
Ecco allora che il sito diventa solo una faccia della medaglia, un lato del mondo solido degli editori, tradotto in digitale. Solo una faccia perché tutta la gestione del flusso di lavoro dovrebbe entrare in Rete, dovrebbe parlare la lingua della Rete, fin dall’inizio. Qui non si tratta di Internet ma più che altro di intranet o extranet. Quindi una volta pronto - quando il libro c’è - il contenuto dovrebbe filtrare sul Web, e lì l’infrastruttura deve essere in grado di gestire le ricerche, gli acquisti e i feedback del lettore, del cliente. Poi di nuovo si sfuma in una rete minore, dove l’infrastruttura permette di gestire i diritti, e perché no, il lavoro di promozione. A monte la tendenza a superare i limiti della distribuzione tradizionale, cavalcando la famosa longtail, tutto intorno il maketing che deve seguire i contenuti, online.

Quindi, con queste parole, che suonavano un po’ come un monito, Brian Napack ha concluso il suo coinvolgente discorso:

  • Community and 2.0 anywhere
  • Cool project
  • To publish, our job, it’s cool

Vale la pena rifletterci…

Wed 20 Jun 2007 by fabiob
Categoria: Libri e dintorni, Voci dalla redazione | Nessun commento
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Rumori dalla TOC conference

Prime due sessioni mattutine alla TOC, Tools of Change for Publishing, organizzata da O’Reilly, a San Jose, California.
Per questa prima mattinata, cominciata con un lungo trasferimento da San Francisco all’hotel della conferenza, ho scelto questi 2 speech tra gli 8 disponibili:

  • Beyond the book: online content distribution for book publishers
  • Search and publishing: Tim O’Reilly intervista due responsabili del programma Google Book Search

Nel primo incontro è un uomo di O’Reilly a tenere banco. Allen Noren parla per 45 minuti della sfida che la Rete ha messo davanti agli editori. Sottolinea come troppo spesso l’accento cada sul versante security, quella dei contenuti protetti, “blindati”, mentre a essere sottovalutate sono le opportunity, le opportunità che i nuovi strumenti mettono a disposizione, di editori e lettori. Poi passa a SafariU, la sfida che O’Reilly ha da tempo lanciato al mondo editoriale e che promette molto a autori e lettori. Quindi quali scenari si aprono?
La catena editore, distributore, libraio, lettore, deve (può?) essere ridisegnata. La sfida è in parte questa. Ecco quanto non dimenticare, se si vuole essere editori 2.0, o più semplicemente editori nel 2007, editori attenti alle nuove necessità dei lettori, e quindi attenti al proprio business:

  • digitalizzare
  • portare i contenuti verso l’XML
  • rendere i contenuti fruibili in diverse modalità
  • rimuovere ogni barriera strutturale che allontana il lettore dal contenuto
  • migliorare l’esperienza utente
  • introdurre nuove esperienze intorno al libro, sfruttando, per esempio, il formato PDF per distribuire bozze, o capitoli, ma anche interi libri, e non dimenticare le potenzialità del video che con il Web 2.0 sta assumendo rilevanza crescente in Rete, YouTube docet…

Si tratta senza dubbio di un elenco rilevante, anche se non c’è nulla di nuovo. Significativo è però il fatto che tutto ciò venga affermato a un auditorio più che altro composto da editori, grandi, ma anche piccoli, non necessariamente attenti alle possibilità che gli sviluppi tecnologici offrono. Significativo è che questi editori abbiano deciso di investire e venire fin qui per cercare di captare e trasformare tendenze, nuove o vecchie, in soluzioni produttive. Certo rimane una domanda nell’aria: O’Reilly fa quello che fa forte di una leadership in un mercato di libri che trasudano tecnologia. O’Reilly può investire in risorse, interne o esterne, per tutto quanto concerne la digitalizzazione e la relativa gestione del contenuto. Ma il piccolo editore? Magari specializzato in ambiti lontani dall’informatica e che non può contare su risorse interne competenti e capaci di sviluppare o di interfacciarsi con i tecnici? A chi si può affidare questo editore per vincere la sfida che la Rete gli lancia? Se chiedete a O’Reilly probabilmente vi risponderanno SafariU, e se chiedete a Google…

Al secondo incontro sono gli uomini di Google a tenere banco insieme a un brillante Tim O’Reilly. Scopro Tim essere un attore consumato, o quantomeno padrone di quel senso della teatralità proprio di una certa cultura americana. Sicuramente anche a questo deve il suo successo. La sensazione è quella che sia Mr. O’Reilly, sia parte della platea conoscano già le risposte, ma questo è uno show: c’è l’uomo che meglio di tutti sintetizza il connubio tra mondo editoriale e tecnologia, c’è la faccia giovane e pulita di Google, sempre più lanciato verso la conquista di nuovi scenari. Nel dettaglio si parla di Google, anzi di Google Book Search. La potenzialità e i problemi dello strumento sono noti. L’intervista scorre via piacevolmente, a beneficio di chi non conosce ancora bene cosa Google fa e potrebbe fare con i libri. Search and browse, search and browse questa l’arte che ha reso Google quello che è, questo ripete più volte uno dei due speaker di Google, questo quello che l’utente vuole, e Google è pronto. Search and browse non si trova a suo agio nelle librerie, dove la ricerca è più umana e, sembrerebbe, meno perfetta. Anche qui la tendenza è quella di rendere sempre più semplice l’esperienza all’utente, senza dimenticare che tra i primi utenti di Book Search ci sono gli editori. Gli uomini di Google sanno di essere in vantaggio su tutto quello che è digitale, su tutto quello che si può cercare e sfogliare, anche Tim O’Reilly lo sa. In definitiva, all’ovest niente di nuovo, ma solo la conferma di quanto già si orecchia da tempo.

Tue 19 Jun 2007 by fabiob
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Il nuovo libro di Peter James e… la Rete

L’acquisizione di Kowalski Editore, ora un marchio editoriale Apogeo, sta, come era ipotizzabile, portanto nuovi fermenti e aprendo nuovi scenari.
Il catalogo Kowalski comprende infatti altri filoni rispetto a quelli consueti di Apogeo e Urra, forti su informatica, filosofia, saggistica…
Tra i titoli acquisiti, i thriller sono per me di piacevole lettura.
Dopo aver divorato Il guaritore di maiali, di Lorenzo Beccati, appena pubblicato, sto leggendo con molto piacere Al buio di Peter James, claustrofobico e avvincente racconto ben orchestrato dall’autore e molto ben curato dall’editore.
Al buio è uscito in Italia nel 2006, conquistando molte migliaia di lettori, e già il prossimo settembre vedrà la luce un nuovo capitolo di quella che potrebbe diventare una saga con protagonista Roy Grace, sovrintendente della polizia britannica, ossessionato dalle persone misteriosamente scomparse.
Non ho ancora letto le bozze di In Rete (questo il titolo provvisorio) ma lo farò presto. Nella promozione di questo libro sono infatti chiamato a dire la mia. Ad Apogeo piace la tecnologia, è noto, così forse anche ispirati dal titolo :-) , siamo al lavoro per dare al secondo libro di James una buona visibilità. Dove? In Rete appunto…
Gustose anteprime in PDF, news sull’autore, un booktrailer e molto altro saranno disponibili a brevissimo, prima dell’estate… ci sarà da divertirsi e sarà interessante come esperienza: come editore avremo modo di lavorare in maniera un po’ diversa rispetto al solito, mentre i lettori (estimatori di James o solo curiosi) potranno “assaggiare” il libro prima della sua uscita…
Quindi, coerenti alla nostra tradizione “informatica” o meglio legata all’uso (qui creativo) delle tecnologie digitali, dedicheremo (a partire dalla fine di giugno) spazio all’illustrazione delle tappe che porteranno, verso il 15 luglio, alla pubblicazione del booktrailer: sceneggiatura, storyboard, video delle riunioni e altro ancora saranno liberamente scaricabili e visionabili online, una sorta di tutorial atipico su come si realizza uno spot promozionale per un libro…
Presto maggiori dettagli e ovviamente URL ;-)

Mon 18 Jun 2007 by fabiob
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Professione libraio

Ogni editore dovrebbe sapere cosa succede nelle librerie. Il rapporto tra editori, distributori, librai, lettori è indissolubile, sebbene il Web (2.0 o no che dir si voglia) tenda - ancora lentamente, almeno in Italia - verso una nuova definizione dei ruoli. Altro fattore da considerare il peso crescente delle catene di librerie.

Segnalo un interessante articolo su eFiles, il giornale di BocconiLab, dal titolo Manuale d’amore per le librerie, ottimo per fissare alcuni punti sull’esistenza delle piccole librerie oggi.

Fri 8 Jun 2007 by fabiob
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Chi siamo

Dal 1989 Apogeo esplora i mondi della comunicazione, su carta prima, in Rete poi. Legato storicamente all'Informatica, senza dimenticare il fascino per una certa letteratura non convenzionale (Urresca), col tempo Apogeo si è incamminato anche sulle strade dell'Università e della Filosofia, aprendosi, con l'acquisizione di Kowalski Editore, al filone Narrativo. Ma Apogeo è anche Metafora, ovvero l'idea di fare un altro tipo di pubblicità.
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