Gli editori 2.0 parlano XML
Next generation Web Publishing, con questo talk si apre la mia seconda giornata del TOC. Mentre mi siedo mi rendo conto che il titolo richiama, almeno a me, un episodio di Star Trek. Si parte con una prima considerazione: il Web 2.0 tende all’aumento della misura, size, dei contenuti, su cui si innesta la crescita delle aspettative degli utenti, sempre più bramosi e attenti a contenuti di veloce e facile reperibilità. Gli utenti devono essere a un passo dalle risposte, non due! A questa sollecitazione, anche la risposta di Hunter sta in tre lettere: XML, lo standard flessibile, testuale ma allo stesso tempo ordinato e gerarchico. Preciso e leggero, verrebbe da aggiungere. Quindi si va sul pratico, in fin dei conti siamo tutti qui per capire come fare meglio il nostro lavoro, come guadagnare di più. Guadagnare di più, certo: Hunter non si dimostra cinico, ma solo pratico. “Ci sono due modi per fare più soldi” - afferma ribadendolo in una slide - “fare più contenuti, fare di più con i contenuti che già avete”. Ma anche portare, o meglio importare e relazionare un contenuto nel giusto contesto, passa attraverso una struttura XML, passa attraverso una buona progettazione e un buon utilizzo della grammatica del linguaggio. Passa attraverso una marcatura, più precisa possibile dei testi, in modo che poi l’algoritmo preposto alla ricerca possa individuare senza ambiguità il punto desiderato, un termine, una stringa e da lì svolgere l’operazione scelta dall’utente, per esempio estrarre e mostrare tutti i paragrafi coinvolti. Quindi XML per una migliore ricerca, una migliore navigazione tra i contenuti, ma anche per garantire un migliore accesso dei contenuti su altri media, offline, su carta, per gestire output differenti, per fare di più, più cose con la stessa informazione. Così gli utenti potranno godere di accessi al contenuto personalizzati, potranno maneggiarlo, partecipare alla sua gestione avvicinandolo alle proprie esigenze. Perché XML permette di arricchire il dato, dopo averlo “granularizzato”, la sua struttura permette di aggiungere parti a parti, relazionarle. Lo scenario che si prospetta non è da poco, in termini di impegno e di problemi da superare, a partire - aggiungo io - dalla definizione degli strumenti formali (cioè delle norme contrattuali) per operare come detto. “Le persone hanno sogni” - conclude Hunter - “ma non sempre la sicurezza di come avverarli. Nel nostro business oggi più che mai dobbiamo essere agili e veloci. Ricordate il Red Queen Paradox: devi correre più veloce che puoi per stare fermo!”: un avvertimento che vuole essere da stimolo…
In ogni caso la domanda è: come sarà (deve essere) la prossima generazione di editori presenti in Rete? A dare un risposta è Jason Hunter, responsabile dello sviluppo in Mark Logic.
SafariU docet, atomizzare il contenuto, rimischiarlo, permettere all’utente di ricercarlo, assemblarlo con un semplice drag and drop, tutto questo passa per XML. Per una buona struttura XML, per una buona applicazione XML. X-M-L.
Wed 20 Jun 2007 by
fabiob
Categoria:
Libri e dintorni, Voci dalla redazione |
Tag: digital publishing, OReilly, TOC2007, xml
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