La distribuzione nell’era dell’editoria digitale
Quando il contenuto passa da solido a elettronico, da carta a PDF, file MP3, pagine HTML. Quando la distribuzione passa da un oggetto concreto a un file, che cosa è necessario? Servono nuovi standard? E se sì quali? A rispondere Michael Healy, Executive Director di Book Industry Study Group che, come si legge nella homepage, ha una mission ben definita: working to create a more informed, empowered, and efficient book industry supply chain. Il digitale non sta sullo stesso piano dell’analogico. In digitale i meccanismi cambiano. Servono nuovi standard, sviluppati tenendo presente che a editori e distributori, si affiancano oggi, nella catena di distribuzione, i motori di ricerca. I nuovi standard, (il nuovo…), deve quindi essere frutto di una riflessione che coinvolge questi tre attori. Il riferimento a ONIX come base di partenza è evidente, ma non vincolante. La discussione è aperta come spiega Healy e non è detto, penso io suggestionato dal riferimento a ONIX e al prossimo talk in cui si parlerà del DOI, che proprio il DOI non ricopra in queste dinamiche un ruolo crescente, tale da giustificarne una diffusione più importante rispetto al recente passato. Due ore dopo però, di fronte alla presentazione del DOI, rimango perplesso. Ritrovo questa tecnologia come l’avevo lasciata, come molte promesse, molte suggestioni, ma anche molte perplessità, cosa che sembra accomunare molti dei presenti, a giudicare dalle numerose domande. Sento della possibilità di ovviare ai problemi dei “link rotti”, della persistenza del DOI, della possibilità di marcare un contenuto in maniera granulare e di descrivere dei riferimenti interni tra contenuti, tra opere, intese come contenuto intellettuale, e non tanto manifestazioni della stessa (cioè edizioni: hard cover, pocket, magazine, ebook ecc.). C’è un sacco di potenzialità nel DOI, ma anche un gran lavoro per un editore che deve codificare il suo catalogo, estraendone i metadati, passando per una struttura XML, oppure utilizzare pazientemente le interfacce di input messe a disposizione dalle agenzie preposte all’assegnazione dei codici DOI. Chi si occuperà di questa fase negli editori piccoli, dove certe skill tecniche mancano? Quali i costi in un investimento che, a me sembra, abbia come primo vantaggio quello di permettere la costruzione di un meta-catalogo? Certo avere i propri libri organizzati e descritti in una struttura flessibile e condivisibile non è cosa da poco, in termini di comunicazione è un valore aggiunto. Ma dovendo investire e avendo un budget di risorse, umane e economiche, limitato, non è più auspicabile puntare sulla codifica dei contenuti, piuttosto che sui loro metadati? In un mondo ideale le due cose dovrebbero andare in parallelo…
Nel modello di distribuzione della stampa cartacea, l’ISBN come identificativo del libro ha dimostrato col tempo di essere più che efficiente. Tuttavia diffusione della Rete ha impattato in modo importante sull’attuale sistema di distribuzione. Da una parte appare oggi sempre più evidente come il modello di distribuzione attuale abbia in effetti costi troppo alti, dall’altra nel momento in cui il libro smette di essere carta, ma assume lo stato di contenuto codificato in digitale, l’ISBN da solo non basta più, mentre la stessa catena di distribuzione e rifornimento del prodotto perde di valore.
Thu 21 Jun 2007 by
fabiob
Categoria:
Libri e dintorni, Voci dalla redazione |
Tag: digital publishing, DOI, ONIX, OReilly, TOC2007
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