To publish, l’aspetto più affascinante del nostro lavoro

“Aiutare gli autori a trovare il loro pubblico”, dalla mission principale degli editori, to publish, pubblicare, oggi discende questa massima.
Ad affermarlo con energia è Brian Napack presidente di Holtzbrinck Publisher, dalla Regency II, aprendo gli incontri pomeridiani alla TOC.
Il pomeriggio comincia così, con uno speech che mi aspettavo illustrasse come sono fatti i “siti degli editori che funzionano”. Invece si va oltre.
Il tema dichiarato è:

  • Publisher web site: new options and approaches

Si parte con una carrellata di siti che offrono funzionalità e soluzioni che si sono rivelate vincenti. Capitoli in anteprima, commenti dei lettori aperti, carrelli di e-commerce di facile utilizzo… tutto quello che incentiva la comunicazione, la conversazione su un topic inerente al libro, che avvicina il lettore al libro, va valutato, ponderato e implementato. Tra quanto passa nella presentazione voglio segnalare una curiosa soluzione, che non avevo mai visto e che non avevo mai neppure immaginato o considerato, sebbene sia di facile realizzazione tecnica: vuoi questo libro nel tuo sito? Copiati e incollati il codice qui sotto. Banale, funzionale, noto. Lo usano tutti i più grandi. Google e YouTube hanno avuto dei grossi benefici in termini di marketing, quindi perché non un editore? Studiato bene potrebbe funzionare…

Ma non è questo il fuoco del talk, bensì quale oggi il lavoro dell’editore e dove sta la tecnologia, le Rete, il Web, in questo. Andiamo con ordine.
Stimolare la creatività, trovare un pubblico, incentivare la competizione e l’innovazione, e quindi gestire e rendere raggiungibili, “consumabili”, buoni contenuti. Questo deve fare un buon editore.
E in questo un sito web che ruolo ha nel 2007? Molto meno di quello che a questo punto ci si potrebbe immaginare. I siti devono essere l’infrastruttura dell’editore in Rete, ma non devono mai essere visti o intuiti come prioritari rispetto al contenuto, unico vero oggetto del verbo publish.
Centrale è l’esperienza che l’utente deve avere con il contenuto. Tutto deve essere finalizzato a questo. Ma non bisogna eccedere in senso opposto. La tecnologia è fondamentale, la Rete è fondamentale, si deve andare ben oltre il portare sul Web le schede dei libri.
Powerful digital infrastructure, a questo deve tendere un editore, di questo dovrebbe dotarsi: solo con un’unica struttura a più livelli sarà possibile gestire al meglio il lavoro e concentrarsi sul contenuto.
Ecco allora che il sito diventa solo una faccia della medaglia, un lato del mondo solido degli editori, tradotto in digitale. Solo una faccia perché tutta la gestione del flusso di lavoro dovrebbe entrare in Rete, dovrebbe parlare la lingua della Rete, fin dall’inizio. Qui non si tratta di Internet ma più che altro di intranet o extranet. Quindi una volta pronto – quando il libro c’è – il contenuto dovrebbe filtrare sul Web, e lì l’infrastruttura deve essere in grado di gestire le ricerche, gli acquisti e i feedback del lettore, del cliente. Poi di nuovo si sfuma in una rete minore, dove l’infrastruttura permette di gestire i diritti, e perché no, il lavoro di promozione. A monte la tendenza a superare i limiti della distribuzione tradizionale, cavalcando la famosa longtail, tutto intorno il maketing che deve seguire i contenuti, online.

Quindi, con queste parole, che suonavano un po’ come un monito, Brian Napack ha concluso il suo coinvolgente discorso:

  • Community and 2.0 anywhere
  • Cool project
  • To publish, our job, it’s cool

Vale la pena rifletterci…

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