Sassi nello stagno da StateoftheNet
In azienda, il più grande modello che il Web 2.0 può darci riguarda la condivisione del controllo per creare valore: ma per questo è necessario superare la paura che una scelta simile causa in una struttura aziendale basata sulla “secretazione gerarchica dell’informazione” (quest’ultimo quote è mio).
A StateoftheNet si sta discutendo del ruolo dei social software in azienda e di come essi, insieme alla condivisione dei meccanismi e degli strumenti di controllo dell’informazione, possano garantire scelte startegiche migliori, vincenti.
Inutile dire che messa così, questa suggestione è visionaria, improponibile in quasi tutte le aziende composte da più di 5 dipendenti. Al problema della perdita di controllo si affianca quello dell’editing sull’informazione: gli utenti, in questo caso i dipendenti, devono essere in condizione di utilizzare gli strumenti, siano essi wiki, blog o qualsiasi altro software collaborativo o sociale. E utilizzare vuol dire prima di tutto comprendere, in questo caso comprendere le logiche, le filosofie, i meccanismi che stanno dietro agli strumenti.
Tuttavia il ruolo di queste tecnologie in azienda sembra destinato a crescere. Sempre più si parla o si sente parlare di blog aziendali, per esempio. E qui ci potrebbe stare una digressione al nuovo libro di Marco Massarotto, dedicato alla necessità crescente per le aziende di apprendere la capacità di ascoltare e contribuire alle conversazioni che nascono da certi social software. Ma è un’altra partita questa, sebbene lo sport sia più o meno lo stesso.
Rimane però la percezione che qualcosa deve o può cambiare in una certa maniera di gestire e sviluppare un’azienda. Rimane l’idea che il Web 2.0 non impatti solo sul modo di stare in Rete, ma sia molto più invischiato nelle logiche produttive di quanto si sia fino a ora compreso e attuato.
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