6 mag 2009
patriv

Google, verso un monopolio dell’informazione digitale?

Negli ultimi tempi sono in aumento le voci dal mondo dell’editoria, ma non solo, che prospettano la nascita di un monopolio nel mondo dell’informazione digitale a favore del gigante della Rete Google.
Come si è giunti a questo?

Nel 2004 Google ha avviato un vasto e ambizioso programma di digitalizzazione di libri, Google Book Search, in due declinazioni: la prima, grazie ad accordi con editori di tutto il mondo, permette agli utenti internet la visualizzazione di parti dei volumi provenienti dai differenti cataloghi. Apogeo è stato uno dei primi editori italiani ad aderire. La seconda riguarda la digitalizzazione delle opere provenienti dalle collezioni di alcune importanti biblioteche statunitensi (Library Project): i lettori hanno la possibilità di accedere ai dati delle opere o di consultarne online alcune parti. Le opere di pubblico dominio sono liberamente scaricabili e stampabili mentre di quelle protette sono visibili frammenti, o snippet.
Il modello di business è basato sui link pubblicitari a pagamento presenti nelle pagine web ove sono visualizzabili i testi.

Tutto nel rispetto del diritto d’autore? Sin dall’inizio il progetto biblioteche non piacque ad autori ed editori statunitensi che accusarono Google di violazione del copyright delle opere e intentarono una class action, un’azione di categoria. Iniziò così una lunga, e assai costosa, vertenza giudiziaria conclusasi lo scorso ottobre con l’annuncio di un accordo tra le parti in causa, il Google Book Settlement: la Corte del Distretto di New York  deciderà se approvarlo il prossimo ottobre.

Che cosa ha infastidito autori ed editori? A seguito del progetto sono state digitalizzate intere collezioni, pare oltre sette milioni di libri; di questi un milione sono di pubblico dominio, un milione in libreria e ben cinque milioni sono fuori commercio, ma non fuori diritti. Google non ha mai chiesto agli aventi diritto l’autorizzazione a procedere per le opere protette da copyright, lasciando ad essi l’onere di verificare la presenza dei loro volumi in versione digitale.

Il testo del Settlement è piuttosto complesso, ma se ne possono estrarre alcune linee principali. Google rende consultabile online il database delle opere digitalizzate, azione che pare ovvia, ma prima non possibile. Per le digitalizzazioni non autorizzate è previsto un risarcimento (60 dollari per ogni opera); una volta ottenuto il pagamento, autori ed editori possono disporre del volume digitalizzato e possono anche chiederne la rimozione.

La conseguenza più importante di questo accordo, se verrà approvato, è che Google potrà digitalizzare senza autorizzazione i volumi fuori commercio negli USA (non commercially available) e le opere “orfane” (orphan work), libri di cui è difficile risalire ai detentori dei diritti.
L’utilizzo di un’opera dell’ingegno dovrebbe essere autorizzato a priori, il Settlement ribalta la questione e obbliga gli aventi diritto a fare ricerche e bloccare utilizzi non benaccetti.

Ma potranno esservi conseguenze di portata ancora più vasta: Google potrebbe diventare il più grande editore del mondo, con un catalogo vastissimo di testi e la possibilità di implementare servizi digitali, con modalità che ancora non sono ancora del tutto chiare.

Che cosa intende fare Google di tutto il patrimonio librario digitalizzato? Alcuni utilizzi previsti non sono di natura commerciale e sono apprezzabili: consultazione delle copie digitali presso le biblioteche che possiedono le copie “fisiche”, accesso facilitato a persone con difficoltà visive, possibilità per ricercatori di effettuare analisi testuali.
Tra gli usi commerciali resta la visualizzazione online, senza possibilità di copia o stampa, di parti limitate delle opere (come in “Ricerca Libri”, con link al sito dell’editore, a siti di e-commerce e pubblicità) ma ne sono previsti di nuovi. Google intende vendere
•    le versioni digitali dei libri, non si sa ancora in quali formati, probabilmente senza download o stampa;
•    alle biblioteche, in abbonamento, l’intera banca dati;
•    ad istituzioni universitarie licenze su parti di opere.

Tutti i proventi di queste transazioni verranno suddivisi tra Google, nella percentuale del 37%, e i detentori dei diritti, 63%. Un ente creato ad hoc, il Book Rights Registry, si occuperà della gestione dei diritti e dei pagamenti. In accordo con gli aventi diritto, probabilmente, ma saranno questi che dovranno fare verifiche riguardo l’uso che verrà fatto delle loro opere.

Tutto questo riguarda soltanto gli USA? Tra i volumi sottoposti a scansione provenienti dalle biblioteche (statunitensi e non) si stima ve ne siano diverse centinaia di migliaia editi in Europa e per questo l’accordo è stato esteso ad autori ed editori del nostro continente: entro il 4 settembre prossimo si dovrà decidere se farne parte.

E qui potrebbero sorgere ulteriori problemi per le difformità di legislazione: la definizione di “fuori commercio”, per esempio, è differente; in Italia è l’editore che dichiara quando un volume (meglio, tutte le eventuali edizioni di un volume, tascabili ecc.) non è più in catalogo e appositi database ne tengono traccia, in USA un volume non è in commercio se non è disponibile “nei canali commerciali abituali”. È una definizione abbastanza generica da dare adito a interpretazione diverse, tanto che a una prima verifica dei record di Google pare siano risultati erronemente fuori commercio testi tuttora in vendita.
Le associazioni degli editori europei sono all’opera per trovare una via di azione comune o comunque per trovare accordi nel pieno rispetto dei diritti di tutti.

Come saranno stabiliti i prezzi dei servizi digitali che verranno implementati da Google. Con un algoritmo? Si orienterà al profitto o al libero accesso?

Libri digitali accessibili a tutti: è senz’altro un ideale che diviene realtà, ma anche se i prezzi saranno alti? È corretto che sia una sola società a gestire la cultura in versione digitale? L’intento dichiarato di Google è di facilitare l’accesso all’informazione, ma se l’accordo verrà ratificato godrà addirittura di un monopolio sulle opere digitalizzate coperte da copyright e altri soggetti che intenderanno digitalizzare testi dovranno ottenerne l’autorizzazione caso per caso. Infine non va dimenticato che Google già di fatto controlla gli accessi all’informazione online (motore di ricerca, YouTube, news ecc.) di gran parte degli utenti Internet.

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