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Sassi nello stagno da StateoftheNet

In azienda, il più grande modello che il Web 2.0 può darci riguarda la condivisione del controllo per creare valore: ma per questo è necessario superare la paura che una scelta simile causa in una struttura aziendale basata sulla “secretazione gerarchica dell’informazione” (quest’ultimo quote è mio).

A StateoftheNet si sta discutendo del ruolo dei social software in azienda e di come essi, insieme alla condivisione dei meccanismi e degli strumenti di controllo dell’informazione, possano garantire scelte startegiche migliori, vincenti.

Inutile dire che messa così, questa suggestione è visionaria, improponibile in quasi tutte le aziende composte da più di 5 dipendenti. Al problema della perdita di controllo si affianca quello dell’editing sull’informazione: gli utenti, in questo caso i dipendenti, devono essere in condizione di utilizzare gli strumenti, siano essi wiki, blog o qualsiasi altro software collaborativo o sociale. E utilizzare vuol dire prima di tutto comprendere, in questo caso comprendere le logiche, le filosofie, i meccanismi che stanno dietro agli strumenti.

Tuttavia il ruolo di queste tecnologie in azienda sembra destinato a crescere. Sempre più si parla o si sente parlare di blog aziendali, per esempio. E qui ci potrebbe stare una digressione al nuovo libro di Marco Massarotto, dedicato alla necessità crescente per le aziende di apprendere la capacità di ascoltare e contribuire alle conversazioni che nascono da certi social software. Ma è un’altra partita questa, sebbene lo sport sia più o meno lo stesso.

Rimane però la percezione che qualcosa deve o può cambiare in una certa maniera di gestire e sviluppare un’azienda. Rimane l’idea che il Web 2.0 non impatti solo sul modo di stare in Rete, ma sia molto più invischiato nelle logiche produttive di quanto si sia fino a ora compreso e attuato.

Apogeo, Urra, Kowalski: novità e anticipazioni

Il blog di ApogeoEditore chiude il 2007 con alcune piccole novità. Per gli aspiranti autori, la pagina Scrivi per noi, accessibile nel menu orizzontale della testata. Quindi, grazie alla syndication, le discussioni di Pratiche filosofiche trovano nuovo spazio nella colonna di destra. Ultimo ma non meno importante, nella colonna di sinistra, una più ampia scelta di feed di news (vi ricordo che collezione completa dei feed di Apogeonline è disponibile qui). Presto verranno aggiunti anche i feed delle ultime uscite in libreria di Urra e Pratiche filosofiche, che per ora sono disponibili in beta (solo XML) qui (Urra) e qui (Pratiche).

Grosse novità targate 2008 riguardano infine i due marchi editoriali di Apogeo, Urra e Kowalski: l’apertura di un sistema di e-commerce dedicato a Urraonline e la messa online del nuovo sito di Kowalski, la fase di progettazione è terminata poco prima di Natale, ora si passa allo sviluppo.

Marco Ghezzi sugli ebook

In un’intervista per E-Boom di Simplicissimus, il nostro amministratore delegato, Marco Ghezzi, parla di Apogeo, ebook e DRM. Qui il podcast.

Urra si rinnova

Lavori in corso su Urraonline, il sito del marchio editoriale di Apogeo che dal 1994 pubblica su tematiche che a diverso titolo hanno a che fare con il “prendersi cura di sé e degli altri”.

Una nuova architettura dei contenuti, svincolata da una rigida tassonomia che mal si adattava ai titoli urreschi, è in stato avanzato di implementazione, poi al via un piccolo canale di news ed eventi a tema, nuove pagine per contattare e scrivere per Urra e tanti tanti libri. Tutto in una nuova veste grafica.

Commenti, segnalazioni e critiche come sempre sono gradite.

Dopo le ferie, solito caos, nuove metafore

Rientrati dalla ferie, le scrivanie faticosamente lasciate sgombre e ordinate a inizio agosto, velocemente tornano a caricarsi di fogli, bozze, appunti, post-it. Un’isterica e anarchica confusione, che sembra congenita e necessaria all’esistenza stessa di ogni redazione, torna strisciando a caratterizzare tavoli e uffici.

Anche i desktop non sono risparmiati. Settembre è il mese della fioritura dei desktop, fioritura di file e cartelle di varie fogge e colori. Allegati in attesa da tre settimane nella mailbox, di colpo trovano spazio sulla Scrivania

In questo bisogno di ordine posto con piacere il video di BumpTop, una nuova e sperimentale metafora del desktop che ricalca le logiche della fisica reale. Suggestivo!

Chiusura estiva

Apogeo, Urra e Kowalski sono in ferie.

Per alcuni di noi il meritato riposo durerà fino al 27 agosto, mentre altri torneranno in redazione già il 20.

Nelle ultime settimane abbiamo lavorato pur pubblicare a settembre diverse novità. Cosa? Giusto qualche titolo dei 20 in programma…

Dopo un anno di duro lavoro finalmente sarà in libreria Accessibilità Guida Completa di Michele Diodati (qui l’introduzione in formato PDF); quindi Manuale di redazione di Mariuccia Teroni, un testo che abbiamo sposato idealmente e che riteniamo potrà essere utile a chiunque oggi “mette le mani” sui contenuti, tra carta e Web, per studio, passione o lavoro. Questi dal lato Apogeo.

Dal lato Kowalski impossibile non ricordare In Rete, il nuovo thriller di Peter James, a cui abbiamo dedicato molte energie… non dimenticativi di dare un’occhiata al suo booktrailer e al blog dedicato.

Pratiche Filosofiche ci porterà invece la seconda edizione del fortunato Leadership riflessive di Andrea Vitullo.

Infine sul versante Urra una menzione speciale va a Atlante di corpo, mente e spirito di Paul Hougham.

Insomma tanta carne al fuoco, un po’ per tutti i gusti… Ma ora con agosto appena cominciato è tempo di riposare. L’autunno sarà infatti altrettanto denso e le novità altrettanto interessanti…

Quindi stop! Arrestiamo i sistemi, lasciamo che siano le rotative a lavorare questo mese e rimandiamoci a settembre ;-)

Buone vacanze!

TOC, cala il sipario

La TOC è finita da poco. Tim O’Reilly ha congedato i partecipanti rinnovando l’invito per il 2008.

Sono stati due giorni intesi.
Alla domanda “quale la strada da seguire per essere editori oggi, editori in Rete?”, la risposta che è rimbalzata tra le varie sale della conferenza è stata univoca: la codifica dei contenuti in una grammatica XML.
Una direzione che non può stupire chi sul Web e di Web ci vive, da tempo, ma che senza dubbio dovrà far riflettere molti editori e publisher, di siti, riviste, libri…

Torno a casa col sorriso sulle labbra. In Apogeo siamo sulla buona strada da tempo, la mentalità è quella giusta. Ora si tratta di ingranare una marcia più alta, finalizzare quanto tratteggiato nell’ultimo anno, passare con decisione dalla potenza all’atto, sperimentare nuove vie per fare meglio il nostro lavoro: to publish, pubblicare…

La distribuzione nell’era dell’editoria digitale

Quando il contenuto passa da solido a elettronico, da carta a PDF, file MP3, pagine HTML. Quando la distribuzione passa da un oggetto concreto a un file, che cosa è necessario? Servono nuovi standard? E se sì quali?

A rispondere Michael Healy, Executive Director di Book Industry Study Group che, come si legge nella homepage, ha una mission ben definita: working to create a more informed, empowered, and efficient book industry supply chain.
Nel modello di distribuzione della stampa cartacea, l’ISBN come identificativo del libro ha dimostrato col tempo di essere più che efficiente. Tuttavia diffusione della Rete ha impattato in modo importante sull’attuale sistema di distribuzione. Da una parte appare oggi sempre più evidente come il modello di distribuzione attuale abbia in effetti costi troppo alti, dall’altra nel momento in cui il libro smette di essere carta, ma assume lo stato di contenuto codificato in digitale, l’ISBN da solo non basta più, mentre la stessa catena di distribuzione e rifornimento del prodotto perde di valore.

Il digitale non sta sullo stesso piano dell’analogico. In digitale i meccanismi cambiano. Servono nuovi standard, sviluppati tenendo presente che a editori e distributori, si affiancano oggi, nella catena di distribuzione, i motori di ricerca. I nuovi standard, (il nuovo…), deve quindi essere frutto di una riflessione che coinvolge questi tre attori.

Il riferimento a ONIX come base di partenza è evidente, ma non vincolante. La discussione è aperta come spiega Healy e non è detto, penso io suggestionato dal riferimento a ONIX e al prossimo talk in cui si parlerà del DOI, che proprio il DOI non ricopra in queste dinamiche un ruolo crescente, tale da giustificarne una diffusione più importante rispetto al recente passato.

Due ore dopo però, di fronte alla presentazione del DOI, rimango perplesso. Ritrovo questa tecnologia come l’avevo lasciata, come molte promesse, molte suggestioni, ma anche molte perplessità, cosa che sembra accomunare molti dei presenti, a giudicare dalle numerose domande.

Sento della possibilità di ovviare ai problemi dei “link rotti”, della persistenza del DOI, della possibilità di marcare un contenuto in maniera granulare e di descrivere dei riferimenti interni tra contenuti, tra opere, intese come contenuto intellettuale, e non tanto manifestazioni della stessa (cioè edizioni: hard cover, pocket, magazine, ebook ecc.).

C’è un sacco di potenzialità nel DOI, ma anche un gran lavoro per un editore che deve codificare il suo catalogo, estraendone i metadati, passando per una struttura XML, oppure utilizzare pazientemente le interfacce di input messe a disposizione dalle agenzie preposte all’assegnazione dei codici DOI. Chi si occuperà di questa fase negli editori piccoli, dove certe skill tecniche mancano? Quali i costi in un investimento che, a me sembra, abbia come primo vantaggio quello di permettere la costruzione di un meta-catalogo? Certo avere i propri libri organizzati e descritti in una struttura flessibile e condivisibile non è cosa da poco, in termini di comunicazione è un valore aggiunto. Ma dovendo investire e avendo un budget di risorse, umane e economiche, limitato, non è più auspicabile puntare sulla codifica dei contenuti, piuttosto che sui loro metadati?

In un mondo ideale le due cose dovrebbero andare in parallelo…

Gli editori 2.0 parlano XML

Next generation Web Publishing, con questo talk si apre la mia seconda giornata del TOC. Mentre mi siedo mi rendo conto che il titolo richiama, almeno a me, un episodio di Star Trek.
In ogni caso la domanda è: come sarà (deve essere) la prossima generazione di editori presenti in Rete? A dare un risposta è Jason Hunter, responsabile dello sviluppo in Mark Logic.

Si parte con una prima considerazione: il Web 2.0 tende all’aumento della misura, size, dei contenuti, su cui si innesta la crescita delle aspettative degli utenti, sempre più bramosi e attenti a contenuti di veloce e facile reperibilità. Gli utenti devono essere a un passo dalle risposte, non due!

A questa sollecitazione, anche la risposta di Hunter sta in tre lettere: XML, lo standard flessibile, testuale ma allo stesso tempo ordinato e gerarchico. Preciso e leggero, verrebbe da aggiungere.

Quindi si va sul pratico, in fin dei conti siamo tutti qui per capire come fare meglio il nostro lavoro, come guadagnare di più. Guadagnare di più, certo: Hunter non si dimostra cinico, ma solo pratico. “Ci sono due modi per fare più soldi” – afferma ribadendolo in una slide – “fare più contenuti, fare di più con i contenuti che già avete”.
SafariU docet, atomizzare il contenuto, rimischiarlo, permettere all’utente di ricercarlo, assemblarlo con un semplice drag and drop, tutto questo passa per XML. Per una buona struttura XML, per una buona applicazione XML. X-M-L.

Ma anche portare, o meglio importare e relazionare un contenuto nel giusto contesto, passa attraverso una struttura XML, passa attraverso una buona progettazione e un buon utilizzo della grammatica del linguaggio. Passa attraverso una marcatura, più precisa possibile dei testi, in modo che poi l’algoritmo preposto alla ricerca possa individuare senza ambiguità il punto desiderato, un termine, una stringa e da lì svolgere l’operazione scelta dall’utente, per esempio estrarre e mostrare tutti i paragrafi coinvolti.

Quindi XML per una migliore ricerca, una migliore navigazione tra i contenuti, ma anche per garantire un migliore accesso dei contenuti su altri media, offline, su carta, per gestire output differenti, per fare di più, più cose con la stessa informazione. Così gli utenti potranno godere di accessi al contenuto personalizzati, potranno maneggiarlo, partecipare alla sua gestione avvicinandolo alle proprie esigenze. Perché XML permette di arricchire il dato, dopo averlo “granularizzato”, la sua struttura permette di aggiungere parti a parti, relazionarle.

Lo scenario che si prospetta non è da poco, in termini di impegno e di problemi da superare, a partire – aggiungo io – dalla definizione degli strumenti formali (cioè delle norme contrattuali) per operare come detto.

“Le persone hanno sogni” – conclude Hunter – “ma non sempre la sicurezza di come avverarli. Nel nostro business oggi più che mai dobbiamo essere agili e veloci. Ricordate il Red Queen Paradox: devi correre più veloce che puoi per stare fermo!”: un avvertimento che vuole essere da stimolo…

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