Amazon e il prestito degli ebook: un’emulazione del libro tradizionale?
Questo post fa parte della nostra rubrica Sassi nello stagno (CC BY).
Sassolino#1: Tasselli che compongono il quadro: ebook, formati, piattaforme e, recentemente, Amazon.it… un fil rouge? Come proseguirà?
Dal dicembre scorso, i cittadini degli States possono prestarsi e-book grazie al sistema studiato da Amazon per Kindle. L’annuncio era già stato dato ad ottobre, ma ora si possono seguire sul sito di Amazon le istruzioni per concedere ad un amico la possibilità di leggere qualsiasi volume acquistato:
“Eligible Kindle books can be loaned once for a period of 14 days. The borrower does not need to own a Kindle — Kindle books can also be read using our free Kindle reading appilcations for PC, Mac, iPad, iPhone, BlackBerry, and Android devices. Not all books are lendable — it is up to the publisher or rights holder to determine which titles are eligible for lending. The lender will not be able to read the book during the loan period”.
Queste in breve le condizioni generali del prestito. È l’ennesimo segnale della volontà di emulare il libro tradizionale, in tutte le sue forme e nei suoi usi possibili. Non si risolve però il rapporto con il possesso del libro, che rappresenta ancora oggi uno dei freni maggiori all’adesione da parte di molti lettori alla nuova dimensione del testo. Vedremo cosa si inventerà Google…
Alessandra Anichini
Lavora presso l’ANSAS (Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell’Autonomia Scolastica) e si occupa in particolare di testi digitali per la scuola. La sua attività in questo ambito risale al 1994 quando ha iniziato una collaborazione con l’Università di Firenze sulla scrittura di ‘ipertesti d’autore’. Per Apogeo ha firmato Il testo digitale.
La rivoluzione è un pensiero tra le lettere “p” ed “e”
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Sassolino#1: Tasselli che compongono il quadro: ebook, formati, piattaforme e, recentemente, Amazon.it… un fil rouge? Come proseguirà?
A febbraio 2010 mi trovavo al TOC. Si trattava della mia terza partecipazione (la prima nel 2007) e a differenza delle precedenti era evidente, quasi palpabile, l’hype, la frenesia, l’attenzione che stava montando intorno agli ebook.
In quella occasione sentì per la prima volta il termine pbook che qualche espositore o conferenziere inseriva nelle slide che accompagnavano sessioni e workshop: “pbook” è la contrazione di “print book”, coniato nel mondo US in contrapposizione ad “ebook” (“electronic book”), ma fino ad ora mai largamente utilizzato.
Portai quel ricordo a casa con me e lo lasciai sedimentare.
Da febbraio ad oggi sono successe molte cose ed alcune le abbiamo raccontate su Apogeonline (qui, qui e qui). Forse però la più importante non è stata detta.
Fino a pochi anni fa la differenza era tra book (libro di carta) ed ebook (libro elettronico). Il centro del mondo editoriale era il libro e tutto il resto era periferia, oggetto dal libro derivato, servizio, sperimentazione.
Il libro era il libro, punto. E l’editore lo sapeva bene. Tutto era calibrato e ruotava intorno a quel prodotto. Si pensava a un libro, si lavorava un libro, si stampava un libro, si vendeva un libro.
Era…
Oggi l’ebook è tanto importante da obbligare a un distinguo. E così il centro del mondo editoriale cambia nome, e diventa pbook. E quando a cambiare nome è il centro di tutto, non si può non pensare che non ci siano conseguenze importanti.
L’arrivo del pbook è la vera rivoluzione. Perché se questo è di carta, e l’altro digitale, il book che fine ha fatto?
I pbook obbligano gli editori e gli autori, ma in generale tutti gli attori del mondo editoriale, a considerare come non mai il contenuto prima che il suo formato, la sua manifestazione. “Book” è oggi sempre più un concetto astratto, un modello diverso con cui dobbiamo imparare a relazionarci, rivedendo anche gli schemi mentali con cui da lungo tempo lavoriamo.
Anche i più refrattari, anche quelli che “a me l’ebook mi fa un baffo”, dovranno comunque rivedere il proprio modo di pensare. Dovranno osservare da una nuova angolazione. E anche sui più refrattari questo avrà un effetto.
Non nelle piattaforme, nei device, nei formati, in Google, Apple o Amazon: la vera prima grande rivoluzione dell’ebook è oggi un pensiero tra le lettere “p” ed “e”.
Fabio Brivio
Laurea in Storia Medievale e master in Informatica e Comunicazione, è in Apogeo dal 2004. Editor per la manualistica informatica, cura la produzione e pubblicazione degli ebook e si interessa alla comunicazione e all’editoria digitale. Ha coordinato lo sviluppo della intranet utilizzata dagli editori Giangiacomo Feltrinelli, Apogeo e Gribaudo.
Per Apogeo ha firmato l’Umanista Informatico, ePub per autori, redattori, grafici, Trovare su Internet, Internet per tutti e Questo computer è un casino!.
Blog: Nomadi e Bit
Twitter: @f4b10b
Due passi verso la stazione
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Sassolino#1: Tasselli che compongono il quadro: ebook, formati, piattaforme e, recentemente, Amazon.it… un fil rouge? Come proseguirà?
Ero per strada. Con un semplice gesto ho acquistato via Kindle Cognitive Surplus di Clay Shirky.
Ho iniziato a leggerlo mentre ancora camminavo verso la stazione. Come ogni lettore compulsivo che legge mentre cammina, di tanto in tanto sono costretto ad alzare lo sguardo: devo evitare gradini, sorridenti ragazzi senegalesi che cercando di vendermi l’ennesima copia di “Poeti Africani Anti-Apartheid” e, possibilmente, devo evitare di stamparmi contro i cartelli della segnaletica stradale.
Alzo lo sguardo e vedo una micro libreria. È talmente piccola da non avere nemmeno una vera e propria vetrina, sembra piuttosto una finestra su pile di libri in attesa di trovare dignitità di scaffale. Il contrasto tra i due mondi non può essere più forte. Realizzo che formati di ebook aperti (come epub) o proprietari (come il file .azw che ho appena scaricato), Amazon.it, la piattaforma Edigita sono l’inizio di un cambiamento al quale molte di queste piccole librerie sopravviveranno solo a patto di trovare un tratto distintivo nei servizi alla vendita o nel catalogo che sappia strapparle all’anonimato.
Se si tratti di normale evoluzione o di una rivoluzione lo scopriremo presto
Gabriele Gigliotti
Dopo aver maturato anni di esperienza nella programmazione Java, è dal 2007 IT Project Manager presso un primario istituto di credito. Da sempre attento alle novità nello sviluppo web, per Apogeo ha firmato HTML 4.01, adottato come libro di testo in molte università (tra cui Università di Udine e Università degli studi di Milano).
Twitter: @ridillo
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