“Profilo Hacker”, edizione inglese
Il mondo editoriale italiano, per quanto riguarda l’informatica o la tecnologia in genere, vive sempre più di talenti nostrani, anche se la tendenza a importare, e quindi a tradurre testi, è ancora abbastanza diffusa.
Difficile invece è esportare, cioè vendere i diritti di un testo di autore (di informatica) italiano all’estero: gli editori inglesi possono pescare i loro titoli in un bacino di autori formidabile e l’idea di investire diverse migliaia di dollari in una traduzione gli appare inconcepibile; gli spagnoli vivono in una situazione simile sebbene siano meno spaventati all’idea di tradurre; gli altri pescano in casa o traducono dall’inglese.
Ecco perché sono (siamo) particolarmente orgogliosi di annunciare la fresca pubblicazione dell’edizione inglese di Profilo Hacker: il libro di Raoul Chiesa – edito da noi nel febbraio 2007 – entra nei bookstore del mercato inglese pubblicato CRC Press del prestigioso gruppo editoriale Taylor and Francis e sponsorizzato da UNICRI.
Una soddisfazione importante: vendere un libro di informatica a chi l’informatica l’ha inventata non capita tutti i giorni. Vendere a un gruppo editoriale di primo piano è ancora più difficile. E alla fine vedere che dall’altra parte dell’oceano è piaciuta anche la nostra copertina, è la classica ciliegina sulla torta.
Che altro scrivere… ecco a voi Profiling Hackers:
Violazione del copyright
In queste belle giornate autunnali, l’estate e il suo caldo ormai alle spalle, impazzano come sempre le discussioni sul costo dei libri scolastici, sulla lobby degli editori che a furia di nuove edizioni costringono studenti e genitori a gravi esborsi, si leggono sui quotidiani nazionali illuminanti articoli su copyleft, ebook e pesi degli zaini.
Io nel mio piccolo continuo a pensare che i libri, qualsiasi libro, non costano troppo. Forse, addirittura, costano poco per quanto (spesso) ci restituiscono in termini di tempo di divertimento e arricchimento, e forse sarebbe tempo di parlare di lettura e scuola e non di prezzi di copertina.
Poi succede che incappo qui. Una capiente directory contiene copie elettroniche di molti libri pubblicati da editori e protetti da copyright.
Uno di questi, amorevolmente scansionato pagina per pagina è un nostro titolo, l’Arte dell’hacking.
Non è la prima volta. Capita sempre più spesso di incappare in libri sui circuiti peer-to-peer, così come accade per musica e film in maniera molto maggiore.
Non mi scandalizzo. Solo mi chiedo il senso di questo manifesto.
Che fare? denunciare la violazione del copyright? Segnalare il sito alla polizia postale? Fare nulla, per non passare dalla parte dei “cattivi”?
Questa versione politicizzata, acritica e annacquata dell’opensource mi sembra la peggiore nemica del concetto stesso.
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